LA STORIA DEL JU-JITSU
Il termine Ju-jitsu è
costituito da due parole: Ju significa soffice, cedevole, dolce e Jitsu
arte o scienza, di conseguenza, la traduzione completa, è scienza
o "Arte della cedevolezza" o "dolce Arte".
Le origini del Ju-jitsu si perdono nella notte dei tempi. In Giappone
si deve risalire al 230 Avanti Cristo per trovare tecniche di combattimento
analoghe e, fra le varie ipotesi che sono state sviluppate per cercare
di capire l'esatta provenienza di quest'Arte Marziale, una delle più
attendibili è che dopo varie fasi che sono durate secoli, il
monaco Bodhai Darma avrebbe rielaborato l'arte greva che poi si sarebbe
diffusa in Cina col nome di "Kung-Fu" e in Giappone, attraverso
l'isola di Okinawa e con ulteriori sviluppi e modifiche, con il nome
di Ju-jitsu.
Comunque siano andate le cose, per una vera codificazione del Ju-jitsu
si devono attendere molti secoli e attraverso varie forme, si arriva
al momento del massimo splendore nel 1600. Gli stili sono numerosi e
prosperano con la casta dei Samurai. La fortuna della "Dolce Arte"
è unita alla storia dei mitici guerrieri giapponesi che legano
il nome di quest' Arte con la loro fama e infatti il Ju-jitsu è
conosciuto in tutto il mondo come "l' Arte dei Samurai". Però,
con la restaurazione imperiale nel 1871, quando ai samurai vengono tolti
tutti i privilegi, inizia il declino anche per il Ju-jitsu che non può
più venire divulgato sino allo scorcio del XIX secolo. Poi, grazie
a un grande studioso della disciplina, torna a rifiorire e arriva ai
nostri giorni attraverso l'insegnamento del M° Inoue, ancora integro
e con le sue forme antiche. Il Ju-jitsu , inoltre, ha dato origine a
molte altre arti marziali quali il Judo, l'Aikido, Ninjitsu e a certi
stili di Karate.
Essendo un'Arte completa che prevede lo studio dell'energia interna,
delle tecniche del colpire, della lotta corpo a corpo, delle proiezioni,
della lotta a terra, ecc. è stato spesso deviato dalla sua forma
più pura e più bella di Arte Marziale in quanto è
stato anche divulgato come "micidiale arte di difesa e di attacco"
e quindi i Dojo si riempivano di praticanti che volevano imparare a
combattere per poter dimostrare da loro bravura negli scontri fisici,
mentre invece nel Ju-jitsu ci si piega all' avversario, lo si incontra
nelle tecniche, in maniera tale che il nostro corpo non serva a mezzo
d'impatto per la sua forza ma anzi ne annulli l'energia, seguendone
l'andamento.
Se la forza si scontra con la forza, chi vince e solo il più
possente. Ma il Ju-jitsu non fa sua questa massima, o meglio, ha un
concetto della forza differente. Mai nessuna tecnica tende al rafforzamento
o sviluppo muscolare. Anzi, lo si evita. Ciò andrebbe a discapito
dell'elasticità della tecnica e del movimento e impedirebbe lo
studio dell'energia interna attraverso la ricerca dell'armonia, della
morbidezza e della gentilezza che sono prerogative indispensabili per
lo studio di quest'antichissima "Dolce Arte". Il Ju-jitsu
si presenta come un'arte estremamente completa. Tuttavia, non si limita
al combattimento senz'armi: nel Giappone feudale questo sarebbe stato
un'utopia bella e buona. Ancora oggi conserviamo queste tradizioni che
fanno parte del bagaglio culturale del Ju-jitsu e studiamo l'uso delle
armi tradizionali giapponesi quali la katana, il bastone, i sai, i tonfa,
l' alabarda, la lancia, i nunchaku, ecc. Infine vogliamo ricordare che
il Ju-jitsu nasce, si sviluppa e continua a essere un' Arte Marziale
vera e propria e non sport e spesso, in passato, e stata questione di
vita o di morte.